Se hai sentito parlare della Sclerosi Laterale Amiotrofica, o SLA, sai già che si tratta di una malattia neurodegenerativa che colpisce i motoneuroni, quelle cellule nervose che controllano i movimenti volontari. Ma forse non sai che proprio in questo momento, mentre leggi queste righe, ci sono decine di studi clinici attivi in tutto il mondo che stanno cercando una cura definitiva o almeno trattamenti più efficaci per questa condizione devastante.
Oggi voglio portarti nel cuore della ricerca sulla SLA, spiegandoti in modo chiaro e accessibile cosa stanno studiando gli scienziati, quali farmaci sono in fase di sperimentazione e quali speranze concrete possiamo nutrire per il futuro. Preparati: sarà un viaggio affascinante nel mondo della ricerca medica d’avanguardia.
Il panorama attuale: una ricerca vivace e multidirezionale
Prima di entrare nei dettagli, è importante che tu capisca una cosa fondamentale: la ricerca sulla SLA non segue un’unica direzione. Al contrario, gli scienziati stanno esplorando simultaneamente molteplici strategie terapeutiche, perché la malattia è complessa e probabilmente ha cause diverse che si intrecciano tra loro.

Attualmente ci sono oltre quaranta studi clinici in corso sulla SLA, e altri sessanta circa sono stati completati negli ultimi anni. Alcuni stanno testando farmaci completamente nuovi, altri stanno verificando se medicinali già approvati per altre malattie potrebbero funzionare anche contro la SLA. È un approccio scientifico a 360 gradi che aumenta le probabilità di trovare soluzioni efficaci.
Le undici aree principali di ricerca
Gli studi clinici sulla SLA si concentrano su undici grandi aree di indagine. Ognuna rappresenta un possibile meccanismo alla base della malattia o un aspetto che potrebbe essere migliorato con un trattamento specifico. Vediamole tutte in dettaglio.
1. Mitocondri e stress ossidativo: le centrali energetiche in tilt
Immagina i tuoi neuroni come città che consumano enormi quantità di energia. I mitocondri sono le centrali elettriche che forniscono questa energia. Quando i mitocondri non funzionano bene, si crea quello che chiamiamo “stress ossidativo”: è come se la città producesse troppi scarti tossici che danneggiano tutto ciò che li circonda.
Nella SLA, i mitocondri dei motoneuroni sembrano essere particolarmente compromessi. Questo porta a una cascata di eventi dannosi che contribuisce alla morte delle cellule nervose. Per questo motivo diversi farmaci in sperimentazione cercano di proteggere i mitocondri o di ridurre lo stress ossidativo.

Tra gli studi recenti in quest’area c’è quello su SNUG01, una terapia genica innovativa che mira proprio a migliorare la funzione mitocondriale. Lo studio è iniziato a dicembre 2025 e si protrarrà fino al 2028. Un altro composto interessante è Icerguastat, il cui studio (chiamato TRIALS) si è concluso recentemente e di cui stiamo aspettando i risultati definitivi.
Anche l’Edaravone orale, testato nello studio ADOREXT concluso nel 2024, agisce su questo meccanismo. L’Edaravone è già approvato in alcune nazioni per il trattamento della SLA, e la formulazione orale rappresenta un passo avanti importante per la comodità dei pazienti.
2. Sistema immunitario e neuroinfiammazione: quando le difese si rivoltano contro di noi
Qui entriamo in un territorio affascinante e complesso. Il tuo sistema immunitario dovrebbe proteggerti, ma nella SLA sembra che contribuisca al danno invece di prevenirlo. La neuroinfiammazione – cioè l’infiammazione che colpisce il sistema nervoso – gioca un ruolo cruciale nella progressione della malattia.
Pensa al cervello e al midollo spinale come a una fortezza. Normalmente ci sono cellule speciali, chiamate microglia e astrociti, che agiscono come guardiani. Nella SLA, questi guardiani sembrano impazzire, producendo sostanze infiammatorie che danneggiano proprio i neuroni che dovrebbero proteggere.
Per questo motivo, ben sei studi attualmente in corso si concentrano su questo meccanismo. COYA 302, testato nello studio ALSTARS, è un farmaco che cerca di modulare la risposta immunitaria. Lo studio è partito a ottobre 2025 e si concluderà nel 2027.
Cromolyn, nell’ambito dello studio PHENOALS-001, e Usnoflast, nello studio UNITE-ALS, sono entrambi in fase avanzata di sperimentazione (fase IIb) e puntano a spegnere l’infiammazione che danneggia i motoneuroni. Entrambi questi studi sono iniziati a settembre 2025.
Anche DNL343, testato nell’ambito della HEALEY ALS Platform Trial (un’iniziativa straordinaria che testa più farmaci contemporaneamente in modo efficiente), ha come bersaglio la neuroinfiammazione. I risultati di questo studio sono già disponibili e stanno fornendo informazioni preziose alla comunità scientifica.
3. Le proteine mutate: correggere l’errore alla fonte

Qui la genetica entra in gioco in modo diretto. Circa il dieci percento dei casi di SLA è causato da mutazioni genetiche specifiche. I geni più importanti coinvolti si chiamano SOD1, TDP-43, FUS e C9orf72. Questi nomi possono sembrarti astrusi, ma rappresentano istruzioni fondamentali per produrre proteine essenziali al funzionamento dei neuroni.
Quando uno di questi geni è mutato, la cellula produce una proteina difettosa o ne produce troppa o troppo poca. È come avere una ricetta sbagliata in un libro di cucina: il risultato sarà sempre un disastro, indipendentemente dall’abilità del cuoco.
Le strategie terapeutiche in quest’area sono particolarmente innovative. Una delle più promettenti prevede l’uso di oligonucleotidi antisenso, abbreviati in ASO. Sono brevi sequenze di materiale genetico che possono legarsi all’RNA messaggero (l’intermediario tra DNA e proteine) e bloccarlo, impedendo così la produzione della proteina mutata.
Lo studio più recente in quest’area riguarda LY4256984, un ASO diretto contro il gene UNC13A, sviluppato da Eli Lilly. Lo studio è iniziato ad agosto 2025 e rappresenta un approccio di precisione molecolare davvero all’avanguardia.
4. Aggregazione proteica: quando le proteine si ammassano nel posto sbagliato
Anche se non hai una mutazione genetica, le proteine nelle tue cellule possono comunque comportarsi in modo anomalo. A volte si ripiegano male, assumendo una forma sbagliata. Immagina una tovaglia che viene piegata in modo disordinato: occupa molto più spazio e non si inserisce bene nel cassetto.
Nella SLA, proteine malripiegate si accumulano all’interno dei motoneuroni, formando aggregati tossici. Il sistema di pulizia della cellula, che normalmente elimina queste proteine difettose, viene sopraffatto. È come se la nettezza urbana non riuscisse più a tenere il passo con la produzione di rifiuti.
Diversi farmaci cercano di aiutare le cellule a gestire meglio queste proteine problematiche. Tideglusib, testato nello studio TIDALS iniziato a dicembre 2025, e Ambroxol, studiato nel trial AMBALS, lavorano su questo meccanismo.
Anche Fosigotifator è stato testato in quest’area nell’ambito della HEALEY ALS Platform Trial, con risultati che sono già disponibili per la comunità scientifica.
5. Le protein-chinasi: i direttori d’orchestra cellulari
Le protein-chinasi sono enzimi particolari che funzionano come interruttori molecolari. Accendono e spengono processi cellulari fondamentali come la divisione cellulare, la morte programmata delle cellule (apoptosi) e l’infiammazione. Sono come i direttori d’orchestra che coordinano tutti gli strumenti per creare una sinfonia armoniosa.
Nella SLA, alcune di queste chinasi sembrano funzionare male, contribuendo al danno neuronale. Gli inibitori delle protein-chinasi sono farmaci che cercano di bloccare l’attività anomala di questi enzimi.
Il farmaco più avanzato in quest’area è Masitinib, che sta entrando in una fase III di sperimentazione (l’ultima prima dell’eventuale approvazione) con lo studio AB23005, iniziato a gennaio 2026. Questo studio coinvolgerà un gran numero di pazienti e durerà fino al 2029.
Un altro composto interessante è il Salbutamol, testato nello studio WALKALS. Potresti conoscere il Salbutamol perché è comunemente usato per l’asma, ma gli scienziati hanno ipotizzato che possa avere effetti benefici anche sulla SLA attraverso l’azione sulle protein-chinasi.
6. Fattori neuroprotettivi: nutrire i neuroni affamati
I neuroni, per sopravvivere e funzionare bene, hanno bisogno di sostanze nutritive specifiche chiamate fattori neurotrofici. Sono come vitamine super-specializzate che promuovono la crescita degli assoni (le lunghe proiezioni dei neuroni) e proteggono le cellule nervose dalle sostanze tossiche.
Nella SLA, la disponibilità di questi fattori protettivi sembra essere ridotta. È come se i neuroni fossero affamati di nutrimento. I trattamenti in quest’area cercano di fornire dall’esterno questi fattori protettivi o di stimolare il corpo a produrne di più.
FHND1002, testato nello studio FHN-ALS2 iniziato a ottobre 2025, rientra in questa categoria. L’obiettivo è migliorare la sopravvivenza e la funzionalità dei motoneuroni fornendo loro il supporto trofico di cui hanno disperatamente bisogno.
7. Eccitossicità: quando il neurotrasmettitore diventa veleno
Il glutammato è il principale neurotrasmettitore eccitatorio del tuo cervello. In condizioni normali, permette ai neuroni di comunicare tra loro, un po’ come i messaggi che invii agli amici. Ma quando i livelli di glutammato diventano troppo alti, questo stesso neurotrasmettitore diventa tossico per i neuroni. È un fenomeno chiamato eccitotossicità.
Immagina di ricevere migliaia di messaggi al secondo sul telefono: il tuo dispositivo andrebbe in tilt e probabilmente si danneggerebbe. Lo stesso succede ai neuroni esposti a troppo glutammato. Nella SLA, i meccanismi che normalmente regolano i livelli di glutammato sembrano essere compromessi.
CB03-154, testato nello studio CB03-154-ALS201 iniziato a settembre 2025, cerca di proteggere i neuroni da questo tipo di danno. Il farmaco può agire riducendo il rilascio di glutammato o migliorando la sua rimozione dallo spazio tra i neuroni.
8. Infezioni virali: un’ipotesi ancora controversa
Questa è forse l’area più dibattuta nella ricerca sulla SLA. Alcuni studi hanno suggerito che un retrovirus endogeno umano chiamato HERV-K potrebbe essere riattivato in alcuni pazienti con SLA e contribuire alla malattia. I retrovirus endogeni sono frammenti di virus antichi incorporati nel nostro DNA millenni fa, normalmente dormienti.
Tuttavia, la comunità scientifica non ha ancora raggiunto un consenso su quanto questo fenomeno sia importante per l’insorgenza e la progressione della malattia. I dati pubblicati sono contrastanti e servono ulteriori ricerche per fare chiarezza.
Ciononostante, alcuni studi clinici hanno testato farmaci antivirali per verificare se possano aiutare i pazienti con SLA. È un campo di ricerca che necessita di maggiori evidenze scientifiche prima di trarre conclusioni definitive.
9. Altri meccanismi: quando la malattia ci sorprende
La SLA è una malattia così complessa che non tutti i meccanismi patologici rientrano nelle categorie precedenti. Alcuni ricercatori stanno esplorando vie completamente nuove e innovative.
Per esempio, lo studio Lighthouse III ha testato il Triumeq, un farmaco antiretrovirale usato contro l’HIV, verificando se potesse avere effetti benefici sulla SLA attraverso meccanismi non completamente compresi. Lo studio si è concluso a giugno 2025 e i risultati sono ora disponibili.
Un altro approccio interessante riguarda 18F Hydroxyl Dendrimer, una molecola particolare testata nello studio OP-801-001. Si tratta di un composto con proprietà uniche che potrebbero aprire nuove strade terapeutiche.
10. Terapie con cellule staminali: la frontiera della medicina rigenerativa
Le cellule staminali rappresentano una delle aree più entusiasmanti e promettenti della ricerca sulla SLA. Devi sapere che esistono diversi tipi di cellule staminali, ognuno con caratteristiche e potenzialità diverse.
Cellule staminali mesenchimali (MSC): Queste cellule possono essere prelevate dal midollo osseo o dal tessuto adiposo di adulti. L’idea non è tanto quella di sostituire i motoneuroni morti (cosa estremamente difficile), ma piuttosto di usare queste cellule come “fabbriche” di fattori protettivi. Una volta trapiantate, le MSC potrebbero rilasciare sostanze che aiutano i motoneuroni esistenti a sopravvivere più a lungo.
Tuttavia, c’è ancora un dibattito nella comunità scientifica sulla sicurezza a lungo termine di queste terapie. Alcuni studi hanno mostrato risultati promettenti, altri sono stati meno convincenti. È fondamentale procedere con cautela e rigore scientifico.
Cellule staminali neurali (NSC): Queste cellule, che possono essere isolate da tessuti fetali, hanno la capacità di trasformarsi in diversi tipi di cellule del sistema nervoso, inclusi neuroni e astrociti. Rappresentano una possibilità intrigante per sostituire o supportare le cellule danneggiate.
Cellule staminali ematopoietiche (CSE): Sono i precursori delle cellule del sangue che risiedono nel midollo osseo. Anche se può sembrare strano, alcuni ricercatori stanno esplorando il loro potenziale uso nella SLA, sfruttando la loro capacità di modulare il sistema immunitario.

Cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC): Questa è forse la tecnologia più rivoluzionaria. Immagina di poter prendere una cellula della tua pelle e riprogrammarla per farla tornare allo stato di cellula staminale, capace di trasformarsi in quasi qualsiasi tipo di cellula del corpo. È esattamente quello che fanno le iPSC.
Queste cellule sono incredibilmente preziose non solo come potenziale terapia, ma anche come strumento di ricerca. Gli scienziati possono creare neuroni malati in laboratorio partendo da cellule di pazienti con SLA, studiare cosa non funziona e testare migliaia di farmaci per vedere quali funzionano meglio. È come avere un modello vivente della malattia su cui sperimentare senza rischi per i pazienti.
11. Gestione dei sintomi: migliorare la qualità della vita
Non tutti gli studi clinici cercano di curare la SLA o di rallentarne la progressione. Alcuni si concentrano sul migliorare la qualità della vita dei pazienti alleviando sintomi specifici che possono essere molto debilitanti.

I crampi muscolari, per esempio, possono essere estremamente dolorosi. La spasticità – un irrigidimento anomalo dei muscoli – può rendere difficili i movimenti e causare disagio. Alcuni pazienti sperimentano anche alterazioni emotive, come pianto o riso incontrollabili, che possono essere socialmente imbarazzanti.
Lo studio EVENT ALS, iniziato a novembre 2025, si concentra sulla ventilazione precoce, un approccio che potrebbe migliorare significativamente la qualità della vita e potenzialmente anche la sopravvivenza dei pazienti. La respirazione è infatti uno degli aspetti più critici nella gestione della SLA.

Anche QRL-101, testato nell’ambito di uno studio concluso nel 2023, aveva come obiettivo specifico la gestione dei sintomi correlati alla malattia.
La HEALEY ALS Platform Trial: un approccio rivoluzionario
Voglio dedicare un momento particolare a spiegarti cos’è la HEALEY ALS Platform Trial, perché rappresenta davvero un cambio di paradigma nel modo di condurre studi clinici sulla SLA.
Tradizionalmente, ogni farmaco viene testato in uno studio separato, con il proprio gruppo di pazienti, i propri centri clinici e il proprio gruppo di controllo (che riceve un placebo). Questo approccio è lento e costoso.
La HEALEY Platform Trial utilizza un design innovativo chiamato “platform trial”. Immagina una piattaforma centrale dove diversi farmaci vengono testati simultaneamente sullo stesso gruppo di pazienti, condividendo il gruppo di controllo. È come se invece di organizzare dieci corse separate, organizzassi una sola gara con dieci corridori diversi.
Questo approccio accelera enormemente la ricerca, riduce i costi e permette di confrontare direttamente l’efficacia di farmaci diversi. Studi come quelli su DNL343 (Regimen G) e Fosigotifator (Regimen F) hanno già fornito risultati preziosi attraverso questa piattaforma.
Cosa significano le fasi degli studi clinici?
Quando leggi che uno studio è in fase I, II o III, potresti chiederti cosa significhi esattamente. Lascia che te lo spieghi in modo semplice.
Fase I: È la prima volta che il farmaco viene testato sull’uomo. L’obiettivo principale è verificare che sia sicuro e capire qual è la dose giusta da utilizzare. Coinvolge un piccolo numero di partecipanti, spesso tra 20 e 80 persone.

Fase II: Se il farmaco supera la fase I, viene testato su un gruppo più ampio (fino a qualche centinaio di pazienti) per verificare se è effettivamente efficace contro la malattia. Si continua anche a monitorare la sicurezza.
Fase III: Questa è la fase decisiva. Il farmaco viene testato su centinaia o migliaia di pazienti per confermare definitivamente la sua efficacia e sicurezza. Se supera questa fase con successo, può essere sottoposto alle autorità regolatorie (come FDA negli Stati Uniti o EMA in Europa) per l’approvazione.
Alcuni studi hanno una designazione combinata, come Fase I/II o II/III, quando cercano di rispondere a più domande contemporaneamente per accelerare il processo di sviluppo.
I tempi della ricerca: perché servono anni?
Una domanda che probabilmente ti stai facendo è: perché questi studi durano così tanto? Alcuni degli studi che ho menzionato dureranno tre o quattro anni. La risposta ha a che fare con la natura stessa della SLA e con la necessità di essere sicuri al 100% dell’efficacia e della sicurezza di un farmaco.
La SLA è una malattia che progredisce lentamente in alcuni pazienti e più rapidamente in altri. Per capire se un farmaco rallenta davvero la progressione della malattia, devi seguire i pazienti per mesi o anni, raccogliendo dati accurati sulla loro funzione motoria, capacità respiratoria, qualità della vita e sopravvivenza.
Inoltre, la sicurezza è fondamentale. Un farmaco potrebbe sembrare sicuro nei primi mesi ma mostrare effetti collaterali solo dopo un uso prolungato. Gli scienziati devono essere assolutamente certi che i benefici superino i rischi prima di proporre un farmaco per l’approvazione.
Motivi di speranza concreta
Dopo questo lungo viaggio attraverso la ricerca sulla SLA, voglio lasciarti con alcuni motivi di speranza molto concreti.
Primo: la quantità di ricerca in corso è impressionante. Quasi cinquanta studi attivi simultaneamente significano che decine di diverse strategie terapeutiche sono in fase di valutazione proprio ora. Aumenta enormemente la probabilità che almeno alcune di queste si rivelino efficaci.
Secondo: la qualità della ricerca è migliorata drasticamente. Piattaforme come la HEALEY Platform Trial permettono di ottenere risposte più rapidamente e con maggiore affidabilità. Gli strumenti tecnologici a disposizione dei ricercatori oggi sono infinitamente più sofisticati di quelli di dieci o vent’anni fa.
Terzo: stiamo comprendendo sempre meglio i meccanismi alla base della malattia. Ogni studio, anche quelli che non portano a farmaci efficaci, ci insegna qualcosa di importante. Questa conoscenza si accumula e orienta gli studi futuri verso bersagli sempre più promettenti.
Quarto: le terapie geniche e le cellule staminali rappresentano approcci completamente nuovi che non erano nemmeno immaginabili qualche decennio fa. Stiamo entrando in un’era della medicina dove possiamo correggere errori genetici specifici o rigenerare tessuti danneggiati.
Quinto: la collaborazione internazionale è ai massimi storici. Ricercatori di tutto il mondo condividono dati, protocolli e risultati, accelerando enormemente il progresso scientifico.
Come puoi contribuire anche tu
Se ti stai chiedendo come puoi fare la differenza, ecco alcune idee concrete.
Puoi sostenere le organizzazioni che finanziano la ricerca sulla SLA. Ogni donazione, anche piccola, aiuta a finanziare progetti scientifici promettenti che potrebbero non ricevere fondi governativi.
Puoi diffondere consapevolezza sulla malattia. Più persone conoscono la SLA, più attenzione politica e sociale riceve, il che si traduce in maggiori finanziamenti per la ricerca.
Se tu o qualcuno che conosci ha la SLA, potreste considerare di partecipare a uno studio clinico. La partecipazione ai trial clinici è l’unico modo per scoprire se i nuovi trattamenti funzionano davvero. Senza volontari coraggiosi, non ci sarebbe progresso medico.
Infine, puoi rimanere informato e ottimista. La ricerca scientifica procede, a volte lentamente, ma con determinazione. Ogni piccolo passo avanti ci avvicina all’obiettivo finale: trovare trattamenti efficaci e, un giorno, una cura definitiva per la SLA.
Un futuro che si costruisce oggi
La ricerca sulla SLA è viva, dinamica e piena di promesse. Mentre scrivo questo articolo, migliaia di ricercatori in tutto il mondo stanno lavorando incessantemente per comprendere questa malattia complessa e sviluppare trattamenti efficaci.
Abbiamo visto che gli approcci sono molteplici e coprono praticamente tutti i possibili meccanismi patologici: dallo stress ossidativo alla neuroinfiammazione, dalle proteine mutate alle terapie cellulari più avanzate. Questa diversità di approcci è la nostra forza, perché aumenta le probabilità che almeno alcune strategie si rivelino vincenti.
I prossimi anni saranno cruciali. Molti degli studi che ho descritto si concluderanno entro il 2027 o 2028, fornendoci risposte importanti. Alcuni farmaci potrebbero fallire, è vero, ma altri potrebbero rivelarsi efficaci e cambiare il paradigma di trattamento della SLA.
Ricorda sempre che dietro ogni studio clinico ci sono persone: pazienti coraggiosi che accettano di sperimentare nuove terapie, famiglie che li sostengono, medici e infermieri che li seguono con dedizione, e ricercatori che dedicano la loro carriera a sconfiggere questa malattia.
La SLA è una sfida difficile, ma l’umanità ha dimostrato più volte di poter vincere anche contro le malattie più ostinate. Con impegno, risorse e collaborazione, possiamo guardare al futuro con speranza fondata. La ricerca non si ferma mai, e ogni giorno che passa ci avvicina un po’ di più a quel traguardo che tutti speriamo di raggiungere: un mondo dove la SLA sarà una malattia curabile o, ancora meglio, prevenibile.
