Written by 5:20 pm Medicina estetica

Il memoir di un medico contro l’improvvisazione estetica

La medicina estetica raccontata senza filtri, lontano dalle luci patinate dei social network e dalle promesse di trasformazioni miracolose. È questo il cuore di “E le chiamano punturine”, il memoir narrativo firmato dal dottor Marco Enzani, medico chirurgo e docente spezzino di 44 anni, illustrato a Milano durante uno degli interventi congressuali tenuti dall’autore. L’opera, pubblicata da Morellini Editore, si propone di squarciare il velo su una professione spesso banalizzata e ridotta a semplice questione di iniezioni rapide.

Un libro ibrido tra autobiografia e denuncia

Il volume si distingue per la sua natura ibrida, mescolando elementi autobiografici, casi clinici documentati e analisi socioculturale. Non si tratta di un manuale tecnico sui trattamenti con botulino o acido ialuronico, ma di una testimonianza diretta che svela la complessità di una disciplina medica troppo spesso sottovalutata.

Enzani accompagna i lettori in un percorso che attraversa gli ambulatori, i congressi di settore e situazioni estreme come i cosiddetti “Botox Party”, eventi mondani dove i confini tra professionalità e superficialità rischiano di dissolversi completamente.

I pericoli dell’improvvisazione

La forza del racconto risiede nella sua schiettezza. L’autore non risparmia critiche a un sistema dove l’improvvisazione trova troppo spesso spazio, dove professionisti impreparati si avventurano in pratiche delicate senza le competenze necessarie.

Attraverso episodi realmente accaduti, Enzani documenta come la ricerca ossessiva della perfezione estetica possa trasformarsi in un percorso pericoloso quando affidata a mani sbagliate. Le pagine scorrono tra diagnosi ignorate, interventi eseguiti senza adeguata preparazione e le conseguenze devastanti di chi sceglie la via più economica o più veloce.

Oltre la tecnica: psicologia e responsabilità

Ciò che emerge con particolare evidenza è il rapporto complesso tra medico e paziente nel campo dell’estetica. Enzani descrive come la conoscenza approfondita dei volti delle persone che si affidano a lui vada ben oltre l’aspetto meramente fisico: dietro ogni richiesta di modifica si nascondono aspettative, fragilità psicologiche, pressioni sociali. Il medico si trova così a dover gestire non solo la tecnica chirurgica, ma anche dimensioni emotive e relazionali che richiedono sensibilità e competenza.

Un racconto brutale ma necessario

Il tono narrativo oscilla tra il crudo realismo della cronaca clinica e una cifra stilistica quasi teatrale, capace di mantenere alta l’attenzione senza mai scadere nel sensazionalismo. Enzani costruisce un testo che può risultare scomodo, persino disturbante in alcuni passaggi, ma sempre guidato da un’onestà intellettuale che mira a proteggere i pazienti e a elevare gli standard della professione.

L’autorevolezza di chi forma i professionisti

Le credenziali dell’autore rafforzano l’autorevolezza del messaggio. Come coordinatore regionale per la Liguria della Società Italiana di Medicina estetica – Agorà, oltre che docente e tutor della stessa organizzazione e formatore presso il master in Medicina estetica dell’Università di Genova, Enzani osserva quotidianamente l’evoluzione del settore sia dal punto di vista clinico che formativo.

“E le chiamano punturine” si configura quindi come un atto necessario di denuncia e consapevolezza, un invito rivolto sia ai colleghi che ai potenziali pazienti a non banalizzare una disciplina medica seria, dove la competenza e l’etica devono sempre precedere la moda e il profitto.

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